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Beato il Papa della Cappella!

Papa Paolo VI saluta don Luciano
Papa Paolo VI saluta don Luciano

Tremila ambrosiani saranno a Roma con l’Arcivescovo Angelo Scola per la beatificazione di Papa Paolo VI, che fu arcivescovo di Milano dal 1954 al 1963, anno in cui fu eletto Papa. A proclamarlo beato sarà ovviamente il suo successore, Papa Francesco, ma alla cerimonia sarà presente anche il Papa Emerito Benedetto XVI, nominato Cardinale nel 1977 proprio da Paolo VI.

Milano si riunisce in festa, e anche la Cappella Musicale non può far altro che essere contenta ed emozionata per la beatificazione del “suo” Arcivescovo (e poi Papa) per eccellenza: Giovanni Battista Montini.

Egli nacque a Concesio, un piccolo paese a nord di Brescia, il 26 settembre 1897, in una famiglia attivamente impegnata sul fronte politico. Il giovane Battista non godette mai di un’ottima salute, tant’è che spesso, sia da ragazzo che da adulto, fu costretto a più o meno lunghi periodi di pausa dalle intense attività che lo vedevano coinvolto per curarsi. Per questo motivo fu costretto a frequentare come “esterno” le scuole e lo stesso seminario. La scelta di abbracciare la vita religiosa nacque in lui probabilmente dall’assidua frequentazione di una comunità di monaci benedettini, trasferitisi in Italia dalla Francia.

Le tristezze degli anni della I Guerra Mondiale sommate ai problemi di salute certo pesarono sull’animo del giovane seminarista, il quale, però, non si scoraggiò e perseverò abituandosi alla riflessione sulla sofferenza.

Il 19 maggio 1920 riceve l’ordinazione sacerdotale. Don Battista fu subito intensamente impegnato in diverse organizzazioni dei Cattolici italiani e molto presto iniziò a collaborare con Papa Pio XI (1931) e, successivamente, con Pio XII (1939). Gli anni della II Guerra Mondiale lo videro ancor più impegnato a fianco del Papa in disperati moniti che richiamavano alla pace.

Montini collaborò anche alla stesura del radiomessaggio di papa Pacelli del 24 agosto per scongiurare lo scoppio della guerra, ormai imminente; sono sue le storiche parole:

Nulla è perduto con la pace! Tutto può esserlo con la guerra.

Montini si occupò anche, più volte, di fornire rifugio e aiuto agli ebrei romani (oltre 4000 quelli ospitati dalla Chiesa).

Terminata la guerra, con l’Italia che riparava i propri danni in tutte le sue città, nel 1954, il 1° novembre, Montini fu nominato arcivescovo di Milano. La nomina giungeva piuttosto inattesa, anche perché voleva dire l’allontanamento da Roma e dalla Santa Sede di uno dei più dinamici collaboratori del Papa. L’incarico, però, poneva Montini a capo della più importante diocesi del mondo, nella città che più stava segnando la rinascita del Paese. A Milano, dove dilagava una rapida e radicale secolarizzazione, il nuovo arcivescovo ebbe il compito di “riportare la fede”, di rivolgersi all’uomo moderno.

È in questi anni che la storia di Montini si intreccia e lega a quella della Cappella Musicale del Duomo di Milano, un’istituzione cui egli volle dare una nuova e più grande importanza, affidando l’incarico a don Luciano, che gettò nuovi basi alla più antica istituzione milanese, che in breve tempo divenne una tra le scuole più moderne e uno dei cori migliori di tutta Italia!

Chi è stato Fanciullo Cantore non dimenticherà quante volte don Luciano abbia ricordato l’Arcivescovo Montini. A noi, in un’intervista per i suoi novant’anni, rispose alla domanda: «Novant’anni da musicista: quale avvenimento le è particolarmente caro in questa lunghissima esperienza musicale?» dicendo:

«Sono parecchi gli avvenimenti a me cari in novant’anni di vita musicale. Ne accenno qualcuno. Il cardinale Montini – che poi divenne Papa – amava moltissimo i Pueri della Cappella Musicale. Alla fine del suo Pontificale non usciva mai dal Duomo prima di essersi fermato davanti alla Cappella ad ascoltare il canto finale. […] E quando venne per inaugurare la nuova Sede, Lui, in persona, passò nel refettorio a distribuire i dolci. Prima era già entrato in ciascuna classe per assicurarsi che in ognuna di esse ci fosse il Crocifisso».

Lettera fabbrica a Montini
Richiesta al Cardinal Montini per il nulla osta alla nuova scuola dei Fanciulli Cantori
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Il Cardinal Montini nella palestra della Cappella Musicale

Il 21 giugno 1963 fu eletto Papa. È difficile riassumere in poche parole il pontificato di Paolo VI, ma senz’ombra di dubbio egli fu colui che, non dimentico della tradizione, seppe affrontare il nuovo mondo, il mondo moderno, e portare il Vangelo all’uomo moderno nel migliore dei modi. Fu il Papa che tornò a viaggiare fuori dall’Italia; il Papa che, per la prima volta, tornò a cercare il dialogo con i cristiani non cattolici; il Papa che concluse il Concilio Vaticano II, rinnovando profondamente la Chiesa Cattolica…

Fu il Papa che, assumendo il nome di Paolo VI, come Paolo, l’ultimo dei discepoli di Gesù, più si adoperò nel predicare il Vangelo. Egli seppe cambiare la Chiesa nel tempo in cui doveva essere cambiata, perché fosse vicina ai fedeli dopo le Grandi Guerre e non si smarrissero in un tempo in cui nuovi ideali li allontanavano dalla fede.

Il mondo diede il suo ultimo saluto al Papa il 6 agosto 1978 e, ora, si prepara alla sua beatificazione!

Riportiamo parte del messaggio natalizio del 6 dicembre 1960:

«Uomo d’oggi! Io ho un messaggio per te! Mi vuoi ascoltare un momento?
Se tu mi chiedi chi io sia, ti dirò che ciò è secondario, sebbene importante: sono un messaggero […]. Vengo da Cristo; è Lui che mi manda. Ecco: ora tu diffidi di me e di Lui, e non vuoi ascoltare. Tu hai paura; sì, hai paura di essere mistificato. Tu che sei tanto sicuro del tuo sape- re. Hai paura di essere distratto dalle tue meravigliose occupazioni, le quali mettono nelle tue mani il dominio del mondo […].
Allora prima che io parli, io ascolto te […]. Tendo l’orecchio, perché la voce che sale dalla tua coscienza è fioca; mi pare che faccia propria la parola, antica e sempre vera, di Pascal: “… l’uomo nella natura? Un nulla, rispetto all’infinito; un tutto, rispetto al nulla, un qualche cosa di mezzo fra il nulla e il tutto… egualmente incapace di comprendere il nulla donde è tirato, e l’infinito, in cui è inghiottito”.
E allora? Non sei, uomo d’oggi, un mistero crescente? […] Alza la tua voce, e parla più chiaro, nel linguaggio moderno; io ti sento gridare, per bocca d’un tuo testimonio: “Questo mondo, così com’è fatto, non è sopportabile. Ho perciò bisogno della luna, o della felicità, o dell’im- mortalità, di qualche cosa che sia forse pazzia, ma che non sia di questo mondo”.
Io comprendo. La tua tristezza, che rasenta talvolta l’ossessione del nulla, dell’assurdo e della disperazione, dà ragione alla prima parola del messaggio, ch’io ti voglio annunciare. Se già la conosci, val la pena di ripeterla: “Uomo d’oggi, tu hai bisogno di qualche cosa”. In questo siamo d’accordo: ogni esperienza lo dice, ogni programma lo proclama […]. Dimmi: e se fosse infelice, l’uomo, per un male inguaribile, cioè se fosse peccatore? Voglio dire oppresso da una responsabilità fatale, da cui non può più liberarsi? […]
Ascolta, io ti prego, uomo d’oggi, il messaggio ch’io ho per te.
Ma ancora tu mi imponi silenzio. Tu dici: è vero, l’uomo ha bisogno di salvezza; ma l’uomo si salva da sé […].
Tu ne sei fiero […]. Cotesta è la tua conclusione, ma non è la tua certezza. Non può essere la tua verità. Tu stesso hai la percezione, che quan- to più cresci nelle conquiste del tuo progresso, e tanto più sei esposto a rovina, tanto più hai bisogno di essere salvato! […]
Se è speranza, questo ti volevo dire: io conosco Chi la può garantire. Io conosco Chi la può realizzare. In un modo tutto suo; in un modo che tra- scende i desideri del messianismo temporale, sì; ma in un modo certo, in un modo umanissimo, in un modo… Mi ascolti? In un modo divino! […] Tu non parli, ma io indovino le questioni che ti balzano in cuore: Dov’è? Chi è? È proprio vero? È proprio per me?
Sì. È venuto Chi ci può salvare. È venuto per noi. È nostro Fratello. Ed è il Verbo di Dio fatto uomo. È Colui che conosce l’uomo. È Colui che conosce il dolore. È Colui che instaura l’amore nel mondo; Colui che dà la pace, la verità, la grazia, la gioia, la Vita.
Si chiama Gesù Cristo, nostro Signore e nostro Salvatore».

La Cappella sarà anche lei in pellegrinaggio a Roma per rendere omaggio a Paolo VI. Queste le date degli eventi che si terranno a Roma da sabato 18 a lunedì 20:

Sabato 18 ottobre, ore 18.30, Basilica dei XII Apostoli (piazza S. Apostoli, zona piazza Venezia): liturgia dei Vespri presieduta dal cardinale Angelo Scola.

Domenica 19 ottobre, ore 10.30, piazza S. Pietro (aperta dalle ore 8): Santa Messa di beatificazione di Paolo VI presieduta da papa Francesco.

Lunedì 20 ottobre, ore 9.30: Santa Messa di Ringraziamento nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, presieduta dal cardinale Scola, per i fedeli delle diocesi di Milano e di Brescia.

Una risposta su “Beato il Papa della Cappella!”

I santi,vivono sempre nell’umiltà,quella “Umilitas”così cara a san Carlo
Borromeo.Papa Montini è pienamente uno di loro.

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