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Le tre “Emme” della Cappella Musicale

Un bell’articolo scritto da don Luciano nel secondo numero (Giugno 1994) de “La Voce delle Guglie“, periodico dell’Associazione Ex Alunni. L’Associazione sta raccogliendo i ricordi e le foto degli Ex Alunni (ma non solo) al suo indirizzo e-mail: associazioneexalunni@gmail.com. 

Le tre “Emme”

Papa Paolo VI saluta don Luciano

La Comunità dei Fanciulli Cantori potrebbe mettere come insegna, sopra lo stemma ufficiale – la Vergine che col manto avvolge e protegge il Duomo – le tre “Emme”. Sì, perché tre personaggi furono i patrocinatori e gli autori della rinascita di tale più che millenaria istituzione: Montini, Marazza, Maini. Tre personaggi che dobbiamo nominare con venerazione. Quanti ricordi abbiamo dell’allora cardinal Montini; e quanto bene voleva alla Cappella e in special modo ai Fanciulli! Dopo essergli sfuggito per un anno intero dovetti dirgli di sì – e vi racconterò altra volta come e perché – e gli spiegai quello che volevo fare: non tanto un gruppo di canto quanto una comunità da educare perché meglio potesse cantare per il Duomo; con tutto quello che occorreva. Lo ebbimo sempre vicino. Gli anziani ricordano che dopo le Messe solenni, mentre finivamo l’ultimo canto, l’Arcivescovo si fermava dinanzi al Coro ad ascoltare, a benedire, a ringraziare i Fanciulli. Il nostro archivio conserva le lettere di ringraziamento dopo particolari esecuzioni e concerti. E ricordate i panettoni, le colombe, i dolci che faceva avere a Natale, Pasqua, all’Assunta – già, perché a metà d’agosto si arrivava dal luogo di vacanze per il grande Pontificale.
Più volte venne in sede. Vi sono le fotografie che lo rappresentano mentre il caro Ettore Garavaglia gli legge il saluto, mentre visita la Sede e sale sul terrazzo.
Bella è la fotografia in cui egli, il Cardinale, si avvicina col vassoio dei dolci a servire i Fanciulli. Chi entra nella nostra cappellina, alzando lo sguardo s’incontra, sulla porta, con un prezioso Crocifisso: è dono del Cardinale in una sua visita.
Il giorno – 21 giugno 1963 – in cui fu eletto Papa doveva essere qui tra noi. Gli inviammo un telegramma augurale. Poi ci furono gli incontri a Roma.
Nella Cappella Sistina, con la partecipazione di tutta la Fabbrica, la Cappella cantò, prima assoluta – la Messa con canti italiani. In San Pietro una volta il nostro Alessandro Bussadori fece piangere Cardinali, Dignitari, fedeli: lui stesso in pianto, abbracciato, dopo un canto stupendo, dal Papa.
L’incontro più bello nella cappellina privata del Papa il giorno del suo ottantesimo compleanno. Aveva voluto passarlo in raccoglimento e in solitudine; ma ai fanciulli non seppe dire di no.
E ad essi il venerando Pontefice, come rievocando a se stesso, eppure con parole comprensibili a loro, ricordò i motivi della sua vocazione, le tappe del suo sacerdozio, le aspirazioni della sua vita, i problemi, le preoccupazioni e le speranze del suo pontificato. Fu, nel silenzio attonito dei Fanciulli presenti, il discorso più bello mai udito da lui, che, a volte, quando parlava in Duomo si infiammava e usciva con tali esortazioni che scuotevano fisicamente il Coro che l’ascoltava. Un’altra volta, a dire il vero, tenne così avvinti i Fanciulli: quando in Santo Stefano, pur col freddo invernale, parlò per tre quarti d’ora del diacono martire, ma con tanta eloquenza che nessuno dei ragazzini ebbe a muoversi e a fiatare per tutto il tempo. Ci assista il caro e Santo Pontefice e sorrida dal cielo ai suoi Fanciulli Cantori.

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