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Ricordo di don Natale

MONS. DOTT. NATALE GHIGLIONE (1926 – 2013)

Il 12 luglio, all’età di 87 anni, don Natale ci ha lasciati.

Nato a Ronco Scrivia il 2.10.1926, nel 1950 venne ordinato sacerdote. Compiuti gli studi musicali, nel 1968 approdò alla Cappella Musicale del Duomo di Milano, quale Vice Rettore. Dal 1984 a 1999 fu Preside del Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra (PIAMS). Canonico del Capitolo Maggiore del Duomo di Milano dal 1988.

Non è facile ricordare in poche righe don Natale, soprattutto per me che ho avuto modo di condividere un lungo periodo della mia vita con lui, successivamente al quinquennio quale Fanciullo Cantore, potendo così conoscere a fondo le sue doti intellettuali e umane, unitamente al più noto spiccato senso pratico e organizzativo, tutti importanti per la mia formazione.

Vorrei, allora, utilizzare la tavolozza della memoria per tratteggiare un veloce e, sicuramente incompleto, ricordo, sicuro che ciascuno degli “ex” che l’hanno conosciuto saranno in grado di completare – e migliorare – il ritratto, arricchendolo anche con propri aneddoti.

Fin dall’arrivo alla Cappella del Duomo – come un giorno mi confidò – don Natale comprese che il genio musicale di don Luciano doveva essere lasciato libero di esprimersi, libero dai vari laccioli burocratico-amministrativi che la scuola imponeva. E così è stato.

Sempre don Luciano, al termine delle vacanze estive ma non solo, ricordava a tutti noi che il merito del sereno periodo trascorso doveva ascriversi proprio a don Natale, il cui “fiuto” nel trovare luoghi consoni alle nostre attese di riposo era oramai proverbiale. A lui, tra l’altro, si devono le scoperte di Cavallino, Cavo, Capodimonte.

Inoltre, non c’era problema per noi ragazzi che non trovasse, presso di lui, soluzione. Ma non solo.

Personalmente ho avuto la fortuna di averlo, insieme con i compagni di corso, professore di lettere in prima media. Ancora oggi faccio tesoro del suo rigore metodologico, a quei tempi, in realtà, non sempre compreso e accettato.

Un’altra dote di don Natale era la tenacia. Ricordo ancora che durante le vacanze elbane, di sera capitava a me e ad altri – oramai assistenti – di invitarlo a concedersi qualche momento di “relax” in pizzeria. Spesso declinava l’invito – lui che, comunque, non disdegnava l’allegra compagnia – chiudendosi, invece, nella sua stanza per proseguire gli studi di paleografia musicale sui quali si trovava in quel momento impegnato.

E proprio queste riportate caratteristiche, unitamente ai risultati scientifici ottenuti, lo portarono, nel 1984, a essere nominato Preside del PIAMS, al posto del suo Maestro, il grande e indimenticabile Mons. Moneta Caglio. Quindici anni in questo ruolo, durante i quali si applicò con la solita tenacia, conseguendo ottimi risultati gestionali e organizzativi per tale prestigiosa istituzione.

Nel 1980 ebbi la fortuna di essere coinvolto, con don Nicola Cateni, nella fondazione della Rivista Internazionale di Musica Sacra. Allora, studente di giurisprudenza, mi occupai, soprattutto, di costituire la struttura societaria e ne divenni socio, oltre che amministratore.

L’iniziativa ebbe subito successo. In sostanza, eravamo solamente noi tre a lavorarci, spesso interloquendo, con gli articolisti e i fornitori sotto “mentite spoglie”, improvvisandoci e interpretando il ruolo di addetti, segretari di redazione, centralinisti o quant’altro, a seconda delle esigenze del momento.

Ma lo stile di don Natale, individualista e decisamente accentratore, non era incline alla collegialità. Dopo alcuni anni di non sempre facile collaborazione, decisi di allontanarmi dall’iniziativa, immagino con suo sollievo.

Il destino ci fece reincontrare nel 2005 a Caravaggio, in occasione del Convegno Nazionale in memoria di Mons. Moneta Caglio, organizzato dall’Associazione Nazionale Santa Cecilia. Entrambi eravamo relatori. Mi chiamò alcuni giorni prima dell’evento e mi chiese di poter fare insieme il viaggio in auto. Mi offrii subito di accompagnarlo. Nel tragitto avemmo modo di chiarire talune incomprensioni del passato e con indubbia reciproca commozione tenemmo le relazioni in programma: maestro e allievo, come ai bei tempi!

Da quel giorno, però, non avemmo più modo di incontrarci e, per dirla tutta, neppure ci cercammo.

Ho saputo della malattia e della scomparsa ad esequie avvenute.

Questo il mio breve ricordo di una persona che, senza ombra di dubbio, è stata una pietra miliare nella mia formazione.

Grazie, don Natale. Requiescat in pace.

Massimo Poltronieri

 

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Una risposta su “Ricordo di don Natale”

Caro don Natale… non potrò dimenticare quei 10 minuti in cappellina. Tutte le mattine, prima della scuola, ti prendevi cura di noi. I tuoi discorsi, le tue raccomandazioni, consigli, a volte anche strigliate. E cosí, a manciate di 40, entravamo bambini e uscivamo pronti per affrontare la scuola superiore e la vita. Che immensa gratitudine al Signore che ha voluto affidare i nostri anni piú teneri ad un educatore cosí. Perfino il modo con cui hai voluto accogliere “il dono” della tua malattia, desiderando solo di abbandonarti al Mistero del Padre, é stato l’ultimo grande insegnamento di vita che hai voluto lasciarci. Grazie don Natale, adesso continua a guardarci dal cielo, noi e le nostre famiglie, in questi tempi che ci mettono cosí a dura prova, accompagnaci ancora e alimenta ancora la nostra speranza. Grazie e arrivederci. (Scusami se non dico “a presto”).

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