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Giorno della Memoria

Aushwitz

27 Gennaio

Giorno della Memoria (Shoah)

[…]

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel ostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

Primo Levi

Se questo è un uomo

2 risposte su “Giorno della Memoria”

Vi ricordate quel particolare del racconto di Nedo Fiano che ci ha colpiti tutti? Era l’importanza di un oggetto perso, dimenticato,…Nedo che torna a casa dove ha lasciato tutto e ritrova una scarpa di suo fratello,…Ormai sa che tutta la sua famiglia è stata sterminata ed è solo al mondo, ma ritrovando quella scarpa, quell’unico oggetto è come se avessere per un attimo ritrovato tutto il passato,…Ho letto oggi questo piccolo brano di Roberto Saviano, che ora qui sotto vi incollo, è proprio sulla importanza che diamo noi agli oggetti, soprattutto quando sono l’unico mezzo per ricordare qualcosa di molto prezioso, qualcosa di importante che non c’è più,….
Roberto Saviano:
“Helena Janeczek ha scritto un libro bellissimo, “Lezioni di tenebra” (Guanda). C’è un brano dove racconta di quando lei, ragazza, va con la madre sopravvissuta ad Auschwitz a visitare il campo. Un passaggio in particolare non ho mai dimenticato. Lei, dinanzi a un mucchio di scarpe. Erano le scarpe tolte agli ebrei deportati. L’attenzione va alla cima del cumulo dove non ci sono solo scarponi da neve, stivali o scarpe chiuse. Ma anche un paio di sandali. Quei sandali appartenevano a qualcuno arrivato lì da lontano. Forse ebrei di Salonicco, forse ebrei turchi, chi sa. Il suo primo pensiero è stato: speriamo che quando sono venuti qui, non ci fosse la neve.”

Emanuele Fiano · Piace a 5.979 persone
55 minuti fa ·

‎68 anni, l’età di un nonno, è l’età della nostra memoria.
Noi che non c’eravamo, noi che non abbiamo visto direttamente, noi che non abbiamo ascoltato i suoni e percepito gli odori, noi che non siamo stati resi schiavi, feriti, torturati, stuprati, gasati, bruciati; noi ricordiamo tutto, come parola incisa su pietra nel nostro cuore e nella nostra mente.
68 anni fa si riaprivano i cancelli di Auschwitz, tutt’intorno era silenzio, morte, cenere di ossa umane, milioni di ossa umane di schiavi trucidati, e scheletri vaganti, nella campagna polacca e nei resti della cultura occidentale.
Da 68 anni, quelle ceneri e quegli scheletri impongono al mondo di non smettere di comprendere che ciò che è stato può ripetersi. Fu quello il tempo dello sterminio degli ebrei, lo Shoah, i 6 milioni di ebrei europei assassinati con il progetto di sterminarli tutti, ma fu anche il tempo dell’atroce sorte di antifascisti, partigiani, di omosessuali, di Sinti e Rom, di disabili, di Testimoni d Geova, e di molti altri a segnare l’inferno realizzato dai nazisti e dai fascisti d’Europa.
Di tutto ciò a noi rimane la scelta della memoria. Chi è tornato, ci ha consegnato la battaglia contro l’indifferenza, come simbolo del vivere e non del sopravvivere, chi non è tornato pretende da noi Il futuro della memoria, ed è questo dunque il nostro perenne dovere di esseri umani.
Emanuele Fiano
da daniela, ciao ragazzi:
Oggi Emanuele Fiano ha scritto questo sulla sua paginetta, noi abbiamo avuto l’occasione di conoscere da vicino suo papà Nedo, e non potremo dimenticare. Facciamo nostro il suo messaggio di portare ovunque la sua testimonianza. Ci ha lasciato un segno indelebile, e non potremo fare finta di niente, sentiamoci anche noi testimoni del suo messaggio, raccontiamo la sua storia, un po’ come se fosse nostra, perchè fa parte della nostra Storia,… E perchè ciò che è successo non accada mai più, o saremo in grado di riconoscere questi segni e far sì che non si ripetano,… Ciao da’

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