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Arte e cultura

Moby Dick

161 anni fa veniva pubblicato il romanzo più famoso di Herman Melville: Moby Dick, il racconto del capitano che inseguiva la grande balena bianca senza riposo!

I racconti del padre per stimolare il desiderio di avventura nel giovane Melville, i numerosi problemi finanziari e le tristi vicende della sua vita, il lavoro come marinaio per un anno e il desiderio di scrivere sono gli ingredienti alla base di questo romanzo che consigliamo di leggere a tutti gli appassionati del genere. 

Il racconto di Melville si basa su due fatti reali: l’affondamento della baleniera Essex nel 1820, dopo che fu urtata da un’enorme capodoglio, e l’uccisione del capodoglio Mocha Dick, intorno al 1830, nelle acque al largo di un’isola cilena. Nel libro la caccia a Moby Dick da parte della baleniera Pequod comandata dal capitano Achab dura tre anni. I personaggi del libro sono quasi tutti membri dell’equipaggio, incluso Ismaele, il narratore che si presenta fin dall’inizio del libro. Di lui Melville racconta poco: soltanto che ha le spalle un po’ larghe e che è di New York, mentre la balena viene descritta com un essere maledetto e vendicativo.

Di seguito riportiamo giusto l’incipit del romanzo…

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E’ un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c’è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l’altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l’oceano.

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